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Tolleranza emotiva o exit strategy?

Riflessioni contemporanee su come vivere alle emozioni.

Su l’importanza delle emozioni  ho scritto ormai molto, su come sia importante dare loro valore e riconoscerne la funzione di “guida” nel prendere decisioni o nel dare significati agli eventi, siamo ormai in molti d’accordo ….ma quando si parla di emozioni negative, le cose cambiano un po’. Cosa vuol dire “vivere e lasciar scorrere” un’emozione negativa nel presente delle nostre giornate? Cosa implica davvero per il nostro corpo, per la mente e per le nostre relazioni?  In altre parole, siamo così sicuri di saperlo fare come ci raccontiamo?

lucy-rabbia-peanuts-02La crescente capacità di trovare informazioni in modo autonomo su questi temi e la grande reperibilità on line di strategie e metodi per “gestire lo stress” (o più correttamente, le emozioni negative che ne derivano!), sono fondamentali e talora utilissime per affrontare momenti di sofferenza, scelte di vita che ci creano ansia e relazioni che non ci soddisfano. Spesso gli strumenti che troviamo risultano illuminanti e possono davvero aiutare a “svoltare” in una situazione in cui ci sentivamo in stallo e senza mezzi.

Leggere, studiare, informarsi, fare liste di obiettivi, programmare impegni nella giornata, modificare pensieri negativi in pensieri più positivi, lavorare su pro e contro per scegliere meglio, bloccare abitudini disfunzionali e poi ancora stabilire delle routine salutari di vita, prendersi cura di sé, camminare, correre, nuotare, fare massaggi, iscriverci ad un nuovo corso di lingua, di cucina, di ballo, di teatro, di yoga: queste ed altre migliaia di possibilità risultano tutte centrali nel soddisfare i nostri bisogni cognitivi emotivi e di relazione, ci aiutano a mantenere o a recuperare una buona salute fisica e mentale, offrendo valide soluzioni concrete per raggiungere obiettivi importanti: insomma, ci rendono felici e in tempi record!

Le strategia di maggior successo mediatico e che attirano più consensi e curiosità sul web sono divisibili a mio parere in due principali categorie: quelle che agiscono sul corpo e quelle che agiscono sulla mente. Le prime ci aiutano di solito a regolare il nostro livello di energia e mantenerlo ad uno stato desiderabile che ci consenta di portare avanti la nostra giornata; queste strategie suscitano in genere sensazioni fisiche di benessere, di piacere, di forza, di controllo, di padronanza o al contrario di rilassamento, di abbandono delle tensioni, di pace interiore, di un contatto positivo con il proprio corpo. Le seconde ci aiutano invece a regolare la nostra efficienza mentale e a mantenere una buona attenzione, concentrazione, memoria. In genere ci aiutano a sentirci persone più competenti, confidenti, razionali, capaci di risolvere problemi, curiose, piene di interessi, attive. Talora ci offrono anche di più: ad esempio strategie mentali per sostituire pensieri negativi o attitudini mentali pessimistiche, con pensieri nuovi e più funzionali. Ci propongono – in estrema sintesi – di muoverci nel mondo “portando in giro” una nuova idea di noi stessi o una nuova attitudine positiva o un nuovo comportamento, che si rivelano capaci di innescare meccanicamente (ma efficacemente!) un circolo virtuoso che ci aiuta a riacquistare fiducia in noi stessi e speranze per il futuro.

Tutte le strategie brevemente elencate sono solo alcuni esempi di molte “exit strategy” che risultano efficaci nel gestire le emozioni negative e nutrono senza alcun dubbio la nostra resilienza: riducono infatti sentimenti di sopraffazione, di perdita di controllo, di profonda disperazione e ci tengono lontani da comportamenti distruttivi per noi stessi o per gli altri, restituendo un senso di efficacia personale e di padronanza nelle situazioni.

Quando queste emozioni sono davvero intense e soverchianti è ovviamente importantissimo e utilissimo per tutti noi avere ALMENO un modo di stare meglio e in tempi brevi. Ma cosa succede per le altre situazioni? La disponibilità di tutti questi mezzi per ridurre o evitare la sofferenza emotiva, rende davvero poco attrattiva la possibilità di restare in ascolto delle proprie emozioni, soprattutto se negative. Per qualcuno può sembrare una scelta inutile, per un altro una scelta scomoda o pericolosa e forse per qualcun altro addirittura masochistica…..Ma siamo sicuri che non serva proprio a nulla? Siamo sicuri di avere gli strumenti per spegnere tutto, ma proprio tutto quello che ci fa e ci farà soffrire?

Le emozioni negative nella vita quotidiana possono essere ovviamente molte e legate a diverse esperienze comuni: fallimenti, conflitti, responsabilità, problemi economici, malattie, perdite, abbandoni, pericoli, insuccessi, rifiuti, incomprensioni, brutte figure, … Ognuno di noi sarà più sensibile ad alcune situazioni piuttosto che ad altre, e dunque sarà legittimamente soggetto ad avere reazioni più o meno intense e soverchianti in ognuna delle situazioni descritte.

A tutti però vorrei lanciare una riflessione, anzi due:

peanuts-nr-07-evitamentoQuale soglia di sofferenza ci concediamo di attraversare, prima di cercare una soluzione rapida che spenga l’emozione negativa?

Quanto tempo dedichiamo davvero a sostare in un’emozione negativa, prima di ripristinare un buon livello di energia ed efficienza mentale?

Ai prossimi contributi qualche risposta o.. proposta!